Astrophytum

Genere Astrophytum

Il genere Astrophytum è costituito da specie di forma da globoso-depressa a tendenzialmente colonnare, sia a seconda dell’età; che della specie, con morfologia molto variabile ma tutte accumunate soprattutto dalle caratteristiche di fiore e semi, autosterili (o quasi, come A. ornatum).
Vista però l’estrema divergenza nella maturazione del frutto e nel colore dei fiori, Backeberg distinse il genere in 2 sottogeneri:

1. Euastrphytum, con ricettacolo, centro del fiore e boccio (ma non sempre) gialli, frutto verde bruno secco a maturazione, aprentensi a stella in alto per distacco dei carpelli. Semi neri di un paio di mm circa: A. myriostigma, A. ornatum.
2. Neoastophytum, con boccio, centro del fiore e ricettacolo rossi, frutto maturo rosso- brunastro, con porzione secca del fiore ancora attaccata e deiscente con una fessura basale che lo fa ribaltare (a meno che le spine non lo sostengano) indietro, semi marroni di maggiori dimensioni, come A. capricorne, A. coahuilense, A. senile, oppure afflosciantesi senza fissurarsi A. asterias.

E’ interessante notare che tra i due sottogeneri è molto difficile ottenere ibridi, soprattutto tra myriostigma e coahuilense, un tempo considerati addirittura cospecifici.
Sono piante provenienti da un areale vasto, che va dal sud degli USA fino al Messico centrale, con i Neoastrophytum più nordici e gli Euastrophytum più meridionali.
Non tra le piante più difficili da coltivare, necessitano di alcuni accorgimenti per evitare brutte sorprese ed ottenere copiose fioriture.

Il terriccio. Vivendo in natura in terreni argilloso-calcarei leggermente alcalini, è necessario tenere conto di ciò quando si va a preparare il terreno per i rinvasi: se l’acqua delle annaffiature sarà ricca di calcare si potrà optare anche per un miscuglio leggermente acido, se invece si utilizzerà acqua tenera sarà importante andare ad aggiungere una fonte di calcio. Importante sarà anche assicurare un buon drenaggio nel terreno al fine di evitare un deleterio ristagno, soprattutto per le specie più sensibili (le più nordiche) come asterias e coauilense, ma anche A. senile, ai quali può giovare porre alla base del fusto uno straterello di ghiaino inerte per proteggere un’area così delicata.
Un terriccio utilizzabile può essere costituito da una base di 1/3 di sabbia grossolana, 1/3 di lapillo lavico e 1/3 di terra argillosa di campo, alla quale aggiungere da meno del 10 al 20% di terra di foglie a seconda della specie. Se con le annaffiature o con la terra di campo non si raggiungerà un giusto grado di alcalinità, sarà utile aggiungere un certo quantitativo di ghiaino calcareo (per esempio dolomitico); sarà anche utile, almeno per le specie più delicate, l’aggiunta di carbone sminuzzato in quantità non eccessiva. Naturalmente tanto maggiore sarà il ristagno di aria nell’ambiente in cui vengono mantenute le piante, tanto più occorrerà aumentare il materiale drenante nella composta, aggiungendo pomice o lapillo, a discapito della quantità di terriccio di foglie.
Per le specie più delicate, ma anche alle altre non fa male, può essere utile un drenaggio al colletto con ghiaino inerte per evitare il ristagno e quindi ridurre il pericolo di marciumi basali.

Le concimazioni. Una buona gestione delle concimazioni è indispensabile per ottenere una crescita equilibrata e copiose fioriture: sarà innanzitutto utile aggiungere alla composta per i rinvasi un cucchiaino/litro di concime granulare a lenta cessione, avente basso tenore di azoto ma ricco di fosforo e potassio (N-P-K 1-2-3) poi, dall’anno successivo al rinvaso, effettuare alcune concimazioni liquide distribuite nell’arco della stagione vegetativa con un prodotto solubile avente gli stessi requisiti. Comunque, tanto più si concimerà, tanto più le piante perderanno il loro aspetto caratteristico diventando al tempo stesso molto più esposte alle malattie, per cui è meglio essere parsimoniosi.

L’esposizione. L’esposizione migliore è quella in pieno sole, che oltre ad irrobustire le piante, stimola la fioritura e rende più numerosi i punti bianchi, rendendole simili alle loro meravigliose sorelle che vivono in habitat. Chi sostiene che sono piante che, essendo nate in vivaio non possono sopportare altro che luce riflessa o al massimo mezzombra, si ritroverà piante poco fiorifere, allungate, con radi puntini ma soprattutto molto delicate.
È però necessario prestare particolare attenzione ad inizio stagione, quando le piante vengono di nuovo esposte alla luce solare: essendo molto sensibili alle scottature, è necessario abituarle con gradualità per evitare lesioni permanenti da ustione, magari proteggendole con ombreggi a maglia via via più larga fino ad arrivare ad una piena esposizione.

Le innaffiature. La somministrazione di acqua nella stagione calda dovrà essere copiosa ma rada, in modo da permettere la completa asciugatura del pane di terra tra un’innaffiatura e l’altra. Soprattutto per le specie sensibili come l’A. asterias occorrerà al termine del riposo invernale somministrare gradualmente quantità maggiori di acqua.
Ogni volta che si effettuerà un trapianto sarà necessario attendere almeno una settimana prima di innaffiare.

Le malattie. I parassiti animali sono costituiti soprattutto dalle cocciniglie, soprattutto la cotonosa, che allo stadio di neanide si confonde perfettamente con i puntini bianchi, e quella delle radici, capace di prosciugare le piante se non curata. La cura migliore è la prevenzione con insetticidi specifici sia in annaffiatura che sulla parte aerea utilizzati almeno 2 volte all’anno, ma nel caso si manifestino, dopo una buona lavata delle parti colpite, si può intervenire con i prodotti suddetti.
Il ragno rosso costituisce un altro grosso problema che vista la difficoltà di cura è forse meglio prevenire con trattamenti con prodotti specifici soprattutto nei mesi caldi. L’esposizione in pieno sole è comunque uno dei migliori metodi di prevenzione, rafforzando e rendendo più spessa, quindi difficoltosamente attaccabile, la cuticola.
Per quanto riguarda le infezioni da nematodi, la cosa migliore e forse tagliare le radici infette (ricoperte dai caratteristici noduli) e attendere che la pianta ne emetta di nuove, naturalmente dopo aver cambiato vaso e terriccio.
Le malattie vegetali, essenzialmente fungine, vanno essenzialmente prevenute con almeno tre trattamenti con prodotti specifici, meglio se sistemici, effettuati in annaffiatura ad inizio, metà e fine stagione vegetativa.

La semina. Seminare Astrophytum riserva grandi soddisfazioni, in quanto gia dopo un paio di giorni dalla semina iniziano a germinare e le piantine crescono abbastanza in fretta. È però importante per evitare epidemie di marciume scoprire le seminiere la più presto dopo la nascita, mantenendo pero il substrato sempre umido almeno per i primi due mesi di vita al fine di consentire un equilibrato sviluppo radicale. Ogni tanto sarà buna norma somministrare un concime per cactacee a bassa concentrazione

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