Ariocarpus

Genere Ariocarpus

Il genere Ariocarpus è costituito da piante di piccole dimensioni, molto poco visibili in habitat, costituito dai rilievi desertici che vanno dall’estremo sud degli USA fino al Messico centrale, grazie al fusto poco sviluppato con caratteristiche mimetiche. Hanno tutte una radice carnosa molto ingrossata, a forma di rapa, che può superare in dimensioni la parte aerea, la quale è costituita da tutta una serie di tubercoli di varia forma e dimensione più o meno addossati gli uni sugli altri, in alcuni casi avvolti alla base da lanugine, presente spesso copiosa anche all’apice. Cuticola coriacea, areole presenti o meno, sempre lanose, spine assenti nella pianta adulta tranne che in A. agavoides e A. confusus, fiori semplici, semi papillati neri ad ilo basale. Il fatto che le varie specie abbiano morfologia in generale molto simile, ma che nel particolare si discostino abbastanza le une dalle altre, ha fatto sì che un tempo fossero divise in tre generi distinti,oggi considerati sottogeneri:

  • Ariocarpus: apice arrotondato molto lanoso, tubercoli non fissurati, areole piccole o assenti, fiori dalla lana alla base dei tubercoli attornianti l’apice (alla stregua delle Mammillaria): A. scaphirostris, A. retusus, A. trigonus, (A. confusus)
  • Neogomesia: tubercoli allungati, non solcati, con un’areola lanosa circolare posta a circa 1 cm dall’apice, portanti alcune piccole spine, fiore semplice dall’areola dei tubercoli più giovani: A. agavoides.
  • Roseocactus: apice lanoso, tubercoli con solchi più o meno evidenti, areole grandi, molto lanose, poste spesso all’interno di un solco centrale più profondo, fiori semplici dal centro dell’apice, da quelle che poi si evidenzieranno come areole (come i Turbinicarpus): A. fissuratus, A. kotschoubeyanus.
  • A. bravoanus, viste le caratteristiche, costituisce un gruppo a parte.

In ogni caso sono tutte piante di crescita lenta, molto difficili da coltivare se non vengono rispettate alcune condizioni.

Il terriccio. Una particolare cura va posta nella preparazione del terriccio, che dovrà essere molto drenato, privo di ristagni d’acqua che portano presto alla morte le radici più sottili. La composizione dipenderà molto da dove le piante vengono poste durante il periodo di vegetazione: in piante coltivate all’aperto, in posizione soleggiata, un’idea può essere partire da una base costituita per 1/3 di terra argillosa, molto importante per la crescita di tutte le specie vista la natura dei terreni di origine ma soprattutto per A. kotschoubeyanus e A. agavoides, 1/3 da sabbia molto grossolana di fiume e per 1/3 di lapillo lavico grossolano che oltre a costituire un ottimo materiale drenante è ricco di potassio (fino 50%) e fosforo (fino 15%) utilizzabili, sostanze di cui tutte le cactacee necessitano (attenzione però all’alta quantità di azoto di alcuni tipi). Si potranno poi aggiungere una quantità molto esigua di humus, che non dovrà superare il 10% sul totale, anche per le piante giovani, una certa quantità di ghiaino calcareo (ad esempio lo scarto di lavorazione del marmo, poco costoso e discretamente utilizzabile dalla pianta) in misura variabile (da 0 al 15% e più)in funzione del calcio presente nella terra di campo e nell’acqua delle annaffiature, molto importante in quanto in habitat le piante crescono su roccia calcarea. Può anche essere utile (forse più per la tranquillità del coltivatore che non per le piante) l’aggiunta di una piccola quantità di carbone sminuzzato, che dovrebbe ostacolare la crescita dei funghi sequestrando loro nutrimento ed enzimi di cui si avvalgono. È importante che la parte vicina al colletto sia avvolta da materiale grossolano come ghiaino quarzifero, che funga da drenaggio superficiale per evitare il ristagno a livello di una zona così sensibile. Passando ad ambienti di coltivazione diversi, come serre, tunnel, ecc., tanto più aumenta il livello di umidità e il ristagno dell’aria, tanto più sarà necessario aumentare la quantità di materiale drenante nella composta aggiungendo lapillo, pomice (sostanza inerte molto usata, però avente solo funzione di alleggerire il terreno, in quanto costituita da silice quasi pura) e quant’altro possa diminuire il ristagno nel terriccio, diminuendo contemporaneamente la quantità di terra di foglie aggiunta.

Le annaffiature. Per quanto riguarda le annaffiature, è da sfatare la credenza secondo cui vadano innaffiati molto raramente con quantità esigue di acqua: il continuo asciugarsi del pane di terra in tempi molto brevi porta alla morte le radici assorbenti, che vengono riformate con estrema difficoltà dalla pianta soprattutto se vecchia. Di conseguenza, sarà importante imbibire perfettamente il pane di terra ad ogni annaffiatura, magari fornendo l’acqua dal basso, lasciando poi che si asciughi perfettamente (condizione essenziale per la salute delle piante) in ogni sua parte prima di ripetere l’operazione. In ogni caso, tanto più frequentemente si innaffierà, tanto maggiore sarà la crescita, ma di conseguenza aumenteranno esponenzialmente i pericoli per la pianta. In inverno dovranno rimanere assolutamente asciutti e ad una temperatura di 5-10° C. In primavera è importante iniziare ad innaffiare solo quando si noterà che la pianta inizia ad abbozzare una ripresa vegetativa, con quantità dapprima limitate di acqua, via via crescenti con l’avanzare della stagione.

Le concimazioni. Le concimazioni dovranno essere molto scarse, aggiungendo un cucchiaino per litro di terra circa di perfosfato minerale (o di concime a bassissimo tenore di azoto ma alti fosforo e potassio se il terreno scarseggia di quest’ultimo) nella composta di rinvaso, in più si interverrà con un paio di concimazioni liquide, fatte ad inizio stagione e più o meno alla metà di agosto per favorire la fioritura, con un prodotto con un rapporto azoto-fosforo-potassio pari ad 1-2-3 molto diluito (0,5 gr in un litro). Come per le annaffiature, tanto più frequentemente si concima , tanto più la pianta cresce, ma tanto maggiori dovranno poi essere i trattamenti contro le malattie favorite dall’eccesso di vegetazione (relativamente alla velocità che può avere un Ariocarpus) che indebolisce i tessuti.

I rinvasi. Il materiale dei vasi contrappone i coltivatori, comunque se da un lato la terracotta evita maggiormente il ristagno profondo, dall’altro a causa del richiamo laterale di acqua tende a far sì che le radici sottili si concentrino sulla parete del vaso, con di conseguenza stress idrico e mal utilizzazione del pane di terra. È allora forse meglio optare per i vasi in plastica, scelti innanzitutto molto profondi per favorire lo sviluppo della radice napiforme, e di una misura tale da permettere alla pianta di rimanervi per molti anni. Infatti tutti gli Ariocarpus sono molto poco simpatici dopo i trapianti, morendo a volte quando tutto sembra fatto a regola d’arte: è importante evitare soprattutto di lesionare il fittone centrale, ma anche la perdita di alcune radici sottili può essere deleteria, per cui è meglio non effettuare eccessive pulizie dalla terra vecchia, soprattutto con utensili lesivi o con getti d’acqua troppo forti, lasciando magari una minuta porzione di composta attorno alla parte assorbente, per evitare troppo stress. La pianta svasata si lascia poi asciugare bene, cospargendo eventuali ferite con polvere di carbone, lasciando poi passare almeno 10 giorni prima di effettuare una annaffiatura.

L’esposizione. Anche se può determinare una crescita leggermente più lenta, l’esposizione in pieno sole, all’aria aperta, è quella che dà i migliori risultati: l’irradiazione solare fortifica molto i tessuti, rendendo le piante più resistenti alle malattie vegetali ed animali. È chiaro che man mano diminuisce il ricambio d’aria sarà necessario schermare la luce solare, per evitare eccessivo calore e problemi alle piante.

Le malattie. I parassiti vegetali sono costituiti dai normali funghi che colpiscono le cactacee : Fusarium, Phitium, Phitophora, ecc, la lotta ai quali deve essere essenzialmente preventiva, effettuando almeno due (ma anche più) trattamenti, all’inizio e alla fine della stagione vegetativa, con fungicidi aventi il più ampio spettro possibile, sia spruzzando la parte aerea sia annaffiando.
I parassiti animali sono anch’essi i soliti: innanzitutto le cocciniglie, soprattutto quella delle radici, possono dare molti problemi, dato che la presenza di pochissimi esemplari è già in grado di arrestare la crescita. Anche in questo caso è molto meglio prevenire mediante insetticidi idonei, sia sistemici che per contatto, da usare anche in annaffiatura. Il ragnetto rosso, da combattere mediante opportuni acaricidi, è un problema tipico delle piante mantenute in ambienti chiusi e/o poco luminosi, in quanto le piante mantenute al sole sviluppano una cuticola spessa, difficilmente intaccabile dal rostro dei piccoli acari. Seedling

La semina. La semina degli Ariocarpus può dare notevoli soddisfazioni, a patto di non avere troppa fretta, dato che difficilmente si avranno fiori prima dei 5 anni (comunque chi dice che sono esageratamente lenti dovrebbe provare gli Aztekium da seme). Essa può avvenire in piccoli contenitori riempiti con un normale terriccio per la semina delle cactee, sul quale vengono sparsi i semi, senza interrarli, si bagna bene con un fungicida e si copre con un vetro o un nylon. Per aiutare la germinazione può essere utile una certa escursione termica tra il giorno e la notte, soprattutto per le specie più settentrionali. Sembra che le piantine, una volta germinate, gradiscano per i primi mesi un ambiente chiuso, umido, ma ciò favorisce molto il propagarsi di micosi, con di conseguenza la necessità di trattamenti fungicidi molto più frequenti, e lo svilupparsi delle microalghe in superficie, difficilmente poi contrastabili (può essere utile un leggero strato di materiale inerte superficiale). Un altro problema è dato dalle larve di Sciaridi, vermetti biancastri che mangiano molto volentieri le piccole piante: è importante allora non appena si manifestano intervenire con trattamenti insetticidi. Le piantine andranno concimate non troppo frequentemente con un concime per cactacee a bassa concentrazione (05-1 per mille) e mantenute per il primo anno a mezzombra.

Comunque, come diceva il prof. Lodi, gli Ariocarpus “crescono molto lentamente e se si aiutano con terra troppo grassa e troppa acqua marciscono facilmente…Ma tenuti in terra magra e permeabile, d’estate al sole e all’aperto, in modo che possano godere del fresco e dell’aria umida della notte e della prima mattina, asciutte e al fresco d’inverno, possono vivere per molti anni”.

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